
Ieri ho finito "Un roman russe", di Emanuel Carrére. Ho scoperto l'autore grazie a quella trentina di libri che ho preso a Luciano l'anno scorso quando stava dolorosamente eliminando volumi dalla sua encomiabile raccolta. Tra quei libri c'era L'avversario, storia che ho iniziato a leggere appena arrivato a Paris intrigato dalla quarta di copertina che riassumeva la trama (un tizio che si finge medico per anni, ma quando scoperto uccide genitori, moglie, figli, cane) il cui spunto iniziale ricordava vicende locali. Il romanzo russo invece è uno scritto autobiografico molto introspettivo. Scritto bene pur se un po' troppo egocentrico, ambientato tra la Russia e Parigi, neanche difficile da interpretare, anche se a volte abbisognava il dizionario pur se spesso ne ho omesso l'uso. Comunque mi sentivo molto orgoglione a chiudere il libro, quarta fatica letteraria dopo Houellebeck iniziato a Trieste e finito sul treno Lecce-ts e i due di Eric-Emmanuel Schmitt (L'évangile selon Pilate e La Parte de l'Autre). Ora inizierò con Lo straniero di Camus. Spero serva a migliorare il mio francese maccheronesco.

1 commento:
Lo straniero xe' bel ma
La peste xe' mejo....
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